Il linguaggio non è solo uno strumento per comunicare: è l’infrastruttura politica che definisce cosa può esistere e chi può essere ascoltato. In un mondo dove le parole si trasformano in funzioni algoritmiche, corriamo il rischio di diventare utenti passivi di un codice scritto da altri. Maccianti ci invita a una sfida radicale: diventare hacker della nostra stessa lingua. Il testo democratizza i grandi concetti della linguistica contemporanea, trasformandoli in un set di attrezzi condiviso per smontare le “gabbie del dicibile” che governano il nostro presente digitale. Tra metafore informatiche e riflessioni sulla soggettività, Hackerare il linguaggio abbandona i confini dell’accademia per costruire un software open source in continua evoluzione. Un invito a cercare il “bug”, ad abitare l’errore e a riscoprire il valore del glitch come spazio di libertà, per tornare finalmente a nominare il futuro. Prima che qualcuno lo faccia al posto nostro.
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