{"id":18357,"date":"2025-05-14T14:21:46","date_gmt":"2025-05-14T12:21:46","guid":{"rendered":"https:\/\/parco.gallery\/?p=18357"},"modified":"2025-05-14T14:50:54","modified_gmt":"2025-05-14T12:50:54","slug":"rejected-resurrected-studio-yukiko-mostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/rejected-resurrected-studio-yukiko-mostra\/","title":{"rendered":"REJECTED! RESURRECTED!! Studio Yukiko presso Parco Gallery, aprile\u2013giugno 2025"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cBenvenuti tra i rifiuti<br>Non vi butteremo via\u201d<br><br>Faust\u2019O, <em>Benvenuti tra i rifiuti<\/em><br><br><\/p>\n\n\n\n<p>Cosa resta del lavoro di un designer quando il cliente dice \u201cno\u201d? Quale parte dell\u2019identit\u00e0 professionale si costruisce \u2014 o si perde \u2014 nel momento in cui una proposta viene scartata? Con <em><a href=\"https:\/\/parco.gallery\/it\/events\/rejected-resurrected-ideas-that-wont-die-by-studio-yukiko\/\">REJECTED! RESURRECTED!!<\/a><\/em>, <a href=\"https:\/\/y-u-k-i-k-o.com\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/y-u-k-i-k-o.com\/\">Studio Yukiko<\/a> mette in mostra una riflessione lucida, ironica e profondamente politica sul ruolo della committenza, sulla materialit\u00e0 del processo creativo e sul peso delle immagini non scelte. Il mezzo \u00e8 tanto semplice quanto carico di significato: un fax.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno, a intervalli pi\u00f9 o meno regolari, la macchina sputa fuori una nuova porzione di passato. Scarti, proposte rifiutate, idee mai arrivate a destinazione. I muri della galleria diventano lentamente la mappa di un universo parallelo, quello che Yukiko <em>avrebbe potuto essere<\/em>. Una sorta di album dei desideri infranti, ma anche un gesto di rivalsa, di disobbedienza silenziosa. In mostra non c&#8217;\u00e8 il meglio, non c&#8217;\u00e8 il peggio: c&#8217;\u00e8 tutto ci\u00f2 che normalmente viene sepolto sotto strati di versioni finali, logiche commerciali e revisioni.<\/p>\n\n\n\n<p><em>REJECTED! RESURRECTED!!<\/em> porta alla luce una questione tanto ovvia quanto raramente discussa: chi definisce davvero l&#8217;identit\u00e0 di uno studio? \u00c8 facile raccontare la committenza come un limite, ma \u00e8 altrettanto vero che nessun designer esiste al di fuori del proprio archivio pubblico \u2014 e quell&#8217;archivio \u00e8 fatto (anche) di scelte altrui. La domanda non \u00e8 solo &#8220;cosa saremmo senza clienti?&#8221;, ma piuttosto: &#8220;siamo solo ci\u00f2 che i clienti ci permettono di essere?&#8221;.<\/p>\n\n\n                <div id=\"\" class=\"image-column my-2.5 \">\n        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/YukikoxParco-Exhibition-Fax10-2.png\" alt=\"REJECTED&#x20;RESURRECTED&#x20;YUKIKO\" style=\"display:block;width:100%;max-width:100%;height:auto;visibility:visible;\">\n    <\/div>\n    \n\n\n<p>Nelle mostre di Parco Gallery gli studi e i designer invitati sono liberi di esprimersi senza committenza. In questo senso, il progetto di Yukiko \u00e8 una meta-riflessione: ecco cosa saremmo stati senza committenza. Mostrare cosa accade quando la committenza viene a mancare diventa cos\u00ec un modo per riflettere sul suo ruolo latente, non tanto come vincolo, ma come forza che orienta, che seleziona, che lascia delle tracce \u2014 anche quando le cancella.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 solo una questione di contenuti. Anche la forma \u00e8 un messaggio. La scelta di usare un fax non \u00e8 affatto un vezzo nostalgico. Al contrario, \u00e8 una dichiarazione di metodo. Il fax \u00e8 lento, frustrante, impreciso. Richiede tempo. A volte si inceppa, a volte stampa solo met\u00e0 documento. Una macchina pigra, imperfetta, che sembra suggerire un ritorno a un tempo in cui anche la comunicazione aveva bisogno di sedimentare. In un presente iperconnesso, dove si pretende reattivit\u00e0 istantanea e produzione continua, questo appare come un gesto quasi eversivo. Il fax \u00e8 la tecnologia dell\u2019attesa, del margine d\u2019errore, dell\u2019invisibilit\u00e0 resa manifesta.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa di performativo, quasi teatrale, nell\u2019atto stesso dell\u2019invio. Il suono del telefono che squilla, la lentezza con cui i fogli escono, l\u2019incertezza del risultato: \u00e8 una cerimonia che mette in scena l\u2019inefficienza come valore. Un gesto controintuitivo, che restituisce dignit\u00e0 al tempo perso, alla frustrazione, al margine di errore. \u00c8 il contrario della friction resa feticcio nei discorsi sul design esperienziale: qui la frizione non \u00e8 user-centered, \u00e8 ontologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fax diventa cos\u00ec anche una sorta di macchina scenica, alla maniera dei dispositivi tecnici analizzati da Harun Farocki nei suoi film-saggio. \u00c8 la macchina stessa a prendere parola, a dettare i tempi, a materializzare la fatica, l\u2019attesa, lo scarto.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 anche un aspetto pi\u00f9 sottile, legato alla fisicit\u00e0 del digitale. Ogni giorno produciamo quantit\u00e0 abnormi di immagini, file, bozze. Ma dove vanno a finire? Quanta parte del nostro lavoro vive solo come traccia temporanea su un server? <em>REJECTED! RESURRECTED!!<\/em> prende quel materiale effimero e gli restituisce corpo. Carta stampata, inchiostro termico, pile di fogli che invadono silenziosamente lo spazio espositivo. Ogni centimetro stampato \u00e8 un frammento di tempo speso, di energia investita, di pensiero scartato. Il tutto in un&#8217;estetica da scrap yard, tra il culto dell&#8217;archivio e la discarica dell&#8217;invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi ci sono le bozze, le versioni intermedie. Quelle che non hanno ancora ceduto alla semplificazione, alla lucidatura, alla coerenza imposta da un&#8217;identit\u00e0 visiva. Quelle in cui si respira ancora il momento in cui tutto \u00e8 possibile. C\u2019\u00e8 una bellezza fragile, l\u00ec dentro: una bellezza che il design tende a soffocare per sopravvivere sul mercato. Come scrive Alice Rawsthorn in <em>Design as an Attitude<\/em>, &#8220;l\u2019estetica dell\u2019incompleto pu\u00f2 rivelare pi\u00f9 sinceramente le intenzioni di un progetto rispetto alla sua versione finale&#8221;. In <em>REJECTED! RESURRECTED!!<\/em>, quella fragilit\u00e0 viene lasciata vivere, anche se in forma disordinata, sovrapposta, sgualcita.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse anche la committenza, in questa chiave, pu\u00f2 essere riletta come una forma di co-autorialit\u00e0 latente. Non firma, ma indirizza. Non disegna, ma seleziona. Ogni lavoro rifiutato \u00e8 anche il riflesso di uno sguardo esterno, di una logica editoriale implicita, di un set di priorit\u00e0 che agisce in trasparenza. Come suggeriva Vil\u00e9m Flusser, &#8220;ogni progetto \u00e8 una rete di decisioni condizionate dalle condizioni del contesto&#8221; (<em>La filosofia del design<\/em>, 1993).<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe leggere tutto questo come un lamento. Ma \u00e8 pi\u00f9 un esercizio di liberazione. Come \u00e8 emerso pi\u00f9 volte nelle conversazioni con Michelle Phillips and Johannes Conrad &#8211; founder di Studio Yukiko &#8211; durante la preparazione della mostra, \u00e8 anche un modo per prendere tutto un po&#8217; meno sul serio. Per ricordarsi che spesso, nelle dieci proposte rifiutate, c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 tutto quello che serve. Che non sempre la versione finale \u00e8 la migliore. E che se sei un buon designer, probabilmente lo erano tutte.<\/p>\n\n\n\n<p><em>REJECTED! RESURRECTED!!<\/em> \u00e8 un gesto punk nella sua semplicit\u00e0. Un modo ironico e poetico per reclamare lo scarto. Una risata a bassa risoluzione che si stampa ogni giorno sulla carta termica di una macchina sorpassata. Un modo per ricordare che anche nel rifiuto c&#8217;\u00e8 dignit\u00e0, e forse, qualcosa di ancora pi\u00f9 autentico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il design non \u00e8 sempre progresso, ordine, chiarezza. A volte \u00e8 rumore, entropia, dispersione. E che in quel disordine \u2014 come nei rotoli srotolati del fax \u2014 pu\u00f2 nascondersi una forma diversa di memoria. O persino, di verit\u00e0.<\/p>\n\n\n                <div id=\"\" class=\"image-column my-2.5 \">\n        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/YukikoxParco-Exhibition-01-1.png\" alt=\"REJECTED&#x20;RESURRECTED&#x20;YUKIKO&#x20;MILANO\" style=\"display:block;width:100%;max-width:100%;height:auto;visibility:visible;\">\n    <\/div>\n    \n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cBenvenuti tra i rifiutiNon vi butteremo via\u201d Faust\u2019O, Benvenuti tra i rifiuti Cosa resta del lavoro di un designer quando il cliente dice \u201cno\u201d? Quale parte dell\u2019identit\u00e0 professionale si costruisce \u2014 o si perde \u2014 nel momento in cui una proposta viene scartata? Con REJECTED! 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