{"id":17679,"date":"2025-03-21T11:50:55","date_gmt":"2025-03-21T10:50:55","guid":{"rendered":"https:\/\/parco.gallery\/?p=17679"},"modified":"2025-03-21T11:59:45","modified_gmt":"2025-03-21T10:59:45","slug":"tardofuturismo-il-futuro-come-modo-del-presente-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/tardofuturismo-il-futuro-come-modo-del-presente-2\/","title":{"rendered":"Tardofuturismo \u2013 Il futuro come modo del presente"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Di coni e matasse<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Uno degli strumenti concettuali pi\u00f9 diffusi tra i futurologi, e perci\u00f2 anche tra i tardofuturisti, \u00e8 il&nbsp;<em>Futures Cone<\/em>&nbsp;di Joseph Voros del 2003. Tuttavia,&nbsp;<a href=\"https:\/\/thevoroscope.com\/2017\/02\/24\/the-futures-cone-use-and-history\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">come&nbsp;<\/a><a href=\"https:\/\/thevoroscope.com\/2017\/02\/24\/the-futures-cone-use-and-history\/\">spiega&nbsp;lo stesso Voros<\/a>, l\u2019idea di rappresentare l\u2019avvenire sotto forma di coni di vario diametro sulla base della maggiore o minore probabilit\u00e0 risale quantomeno al 1994. Di questo diagramma esistono innumerevoli varianti (ci sono addirittura&nbsp;<a href=\"https:\/\/medium.com\/@petertamashorvath\/a-futures-cone-workshop-template-9f690bc760f9\">workshop<\/a><a href=\"https:\/\/medium.com\/@petertamashorvath\/a-futures-cone-workshop-template-9f690bc760f9\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">&nbsp;dedicati alla produzione di nuove versioni<\/a>), ma tutte si inseriscono nella stessa logica probabilistica. Il tempo \u00e8 qui rappresentato come un fascio di possibilit\u00e0, che va dal probabile all\u2019assurdo (<em>preposterous<\/em>). Generalmente questo spettro&nbsp;racchiude anche il sistema di valori proprio del designer, ci\u00f2 che egli considera preferibile. Tuttavia, dato che non \u00e8 facile produrre consenso su ci\u00f2 che si auspica, non sono del tutto chiari il centro e l\u2019ampiezza di questa area di possibilit\u00e0. Un rivoluzionario, ad esempio, sa bene che ci\u00f2 che per lui \u00e8 auspicabile si colloca molto pi\u00f9 vicino alla zona del&nbsp;<em>preposterous<\/em>&nbsp;(se non addirittura oltre) che a quella del probabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non dobbiamo cedere alla tentazione di migliorare il diagramma aggiungendo ulteriori suddivisioni, modifiche o sfumature&nbsp;<em>ad infinitum<\/em>. Al contrario, dobbiamo interrogarci sulla legittimit\u00e0 della figura conica quale mezzo per inquadrare il futuro nel senso tradizionale, ovvero come ci\u00f2 che potrebbe avvenire o che avverr\u00e0. Il problema fondamentale di questo strumento \u00e8 che suggerisce uno sviluppo lineare della Storia (categoria peraltro inesistente nel vocabolario dei tardofuturisti), come fosse un tappeto che si srotola. Difatti la proiezione del cono si sviluppa necessariamente da un singolo punto, a partire dal quale ci\u00f2 che viene dopo, a dispetto della maggiore o minore probabilit\u00e0, \u00e8 pur sempre predeterminato. In tal senso, il cono di Voros \u00e8 analogo alle citt\u00e0 ideali come quella dipinta da Piero della Francesca, che non a caso \u00e8 massimamente statica: i vari edifici sono imbrigliati nella medesima griglia prodotta dalla prospettiva centrale. Questa concettualizzazione deterministica impedisce al nuovo di essere riconosciuto e dunque di emergere, perch\u00e9 nel differente non c\u2019\u00e8 reale alterit\u00e0, come in una linea, retta o curva che sia, fatta di punti differenti ma pur sempre simili tra loro, in quanto prodotti da una formula prestabilita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tardofuturista \u00e8 egli stesso statico, saldo in una posizione di osservazione, e contempla lo svolgersi della eventi come si guarda attraverso un cannocchiale. Sa (a volte senza saperlo) che il dopo, in un modo o nell\u2019altro, risponder\u00e0 alla logica del prima. Non solo: essendo il tardofuturista fuori dallo sviluppo storico, non pu\u00f2 immaginare la sua stessa fine. In altre parole, pu\u00f2 l\u2019addetto al&nbsp;<em>foresight&nbsp;<\/em>di una qualche compagnia immaginare uno scenario in cui detta compagnia fallisca, e magari sostenere addirittura che si tratti di uno scenario preferibile? Da questo punto di vista fa di pi\u00f9 e meglio del tardofuturismo l\u2019ormai nota&nbsp;<a href=\"https:\/\/condenaststore.com\/featured\/the-planet-got-destroyed-tom-toro.html\">vignetta<\/a><a href=\"https:\/\/condenaststore.com\/featured\/the-planet-got-destroyed-tom-toro.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">&nbsp;del&nbsp;<em>New Yorker<\/em>&nbsp;di Tom Toro<\/a>: un paesaggio post-apocalittico \u00e8 illuminato da un fuocherello di fortuna davanti al quale un broker spiega ai presenti che: \u201cS\u00ec, il pianeta \u00e8 stato distrutto. Ma per un breve, bellissimo momento abbiamo creato parecchio valore per gli azionisti.\u201d Con mezzi frugali la vignetta sorpassa in immaginazione ed efficacia gran parte degli scenari in alta risoluzione prodotti dai professionisti dell\u2019anticipazione, che grazie a Midjourney e simili possono finalmente generare in un batter di ciglia tera su tera di immagini pseudo-hollywoodiane utili a illustrare sentimentalismi vari sulla necessit\u00e0 di \u201cimmaginare altrimenti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta cestinato il cono di Voros (se non per utilizzi molto basilari o pedagogici) in quanto strumento surrettiziamente deterministico che, attraverso il differente, limita l\u2019emergere dell\u2019altro, ci spetta il compito di proporre un modello, o perlomeno un\u2019immagine, che ci permetta di inquadrare la dinamica del nuovo, ovvero del cambiamento radicale. Da dove partire? Gi\u00e0 diverso tempo fa,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788885889522?p=15\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ballard&nbsp;<\/a><a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788885889522?p=15\">registrava<\/a><a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788885889522?p=15\">&nbsp;l\u2019impressione secondo cui \u201cil cambiamento abbia rallentato il ritmo, oppure, forse, che sia passato in clandestinit\u00e0.<\/a>\u201d \u00c8 proprio l\u2019ipotesi della clandestinit\u00e0 che dobbiamo prendere in considerazione, estremizzandola.<\/p>\n\n\n\n<p>Il filosofo ed economista Cornelius Castoriadis ha dedicato al problema del cambiamento radicale il suo&nbsp;<em>chef-d\u2019\u0153uvre<\/em>&nbsp;intitolato&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788857588964\"><em>L\u2019istituzione immaginaria della societ\u00e0<\/em><\/a>&nbsp;(da cui ho ripreso la distinzione tra differenza e alterit\u00e0). Castoriadis definisce un po\u2019 enigmaticamente il nuovo come l\u2019emergere di&nbsp;<em>figure<\/em>. Devo ammettere che ho faticato parecchio a costruire un\u2019immagine mentale di questa idea fino a quando non mi sono imbattuto, attraverso&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/chthulucene\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">l\u2019<\/a><a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/chthulucene\/\">opera<\/a><a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/chthulucene\/\">&nbsp;di Donna Haraway<\/a>, in un\u2019analogia perfetta: il gioco della matassa. Esso consiste nell\u2019intreccio di fili tirati da due o pi\u00f9 mani, in cui ogni dito tira un filo differente in una costante trasformazione della rete prodotta. All\u2019inizio ci\u00f2 che vediamo \u00e8 solo il combinarsi di una trama indistinta, ma tutt\u2019a un tratto accade qualcosa di inaspettato: la rete informe acquista le sembianze di un animale, una pianta, una stella. \u00c8 emersa una figura. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel gioco della matassa non c\u2019\u00e8 sviluppo lineare, o meglio c\u2019\u00e8, ma solo se ci si impunta su una visione atomizzata della storia quale&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845939167?p=120\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">brulicante&nbsp;<\/a><a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845939167?p=120\">domino<\/a><a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845939167?p=120\">&nbsp;di micro-eventi in successione<\/a>, perdendo cos\u00ec, per\u00f2, il significato profondo dell&#8217;analogia. Il nuovo \u00e8 prodotto dall\u2019interazione tra diversi attori che, pur essendo in relazione tra loro, agiscono in maniera pi\u00f9 o meno autonoma senza sapere fino in fondo quale forma stanno contribuendo a creare. Una volta riconosciuta tale forma, si pu\u00f2 decidere di stabilizzarla. A quel punto si \u201cistituisce\u201d il nuovo che, proprio in quel momento, cessa di esserlo. Non c\u2019\u00e8 estrapolazione qui, se non quella dei singoli attori che agiscono entro il loro individuale cono di possibilit\u00e0. In tale contesto la preferibilit\u00e0 perde valore, in quanto attributo del singolo attore. Al contrario, c\u2019\u00e8 molta pi\u00f9&nbsp;<em>preposterousness&nbsp;<\/em>del previsto, perch\u00e9 il nuovo, cos\u00ec inteso, \u00e8 sempre strano, se non assurdo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/franco-berardi-bifo-futurabilita\/?p=24\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Secondo Bifo, il passaggio dal possibile al reale&nbsp;<\/a><a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/franco-berardi-bifo-futurabilita\/?p=24\">consiste<\/a><a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/franco-berardi-bifo-futurabilita\/?p=24\">&nbsp;nell\u2019\u201c[e]strarre e realizzare una delle molte futurabilit\u00e0 immanenti.\u201d<\/a>&nbsp;Questa idea si rivela ancora troppo determinista, perch\u00e9 se le futurabilit\u00e0 fossero \u201cinscritte nella istituzione presente del mondo\u201d, allora sarebbero gi\u00e0 deducibili, estrapolabili e dunque rappresenterebbero un mero sviluppo del presente, ovvero&nbsp;<em>niente di nuovo<\/em>. Bifo questo lo sa, infatti&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/franco-berardi-bifo-futurabilita\/?p=34\">afferma<\/a><a href=\"https:\/\/www.neroeditions.com\/product\/franco-berardi-bifo-futurabilita\/?p=34\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">&nbsp;che \u201cla relazione tra adesso e domani, tra stato presente e stato futuro delle cose, non \u00e8 necessaria n\u00e9 \u00e8 necessitata. Il presente non contiene il futuro come se fosse un suo sviluppo lineare.\u201d<\/a>&nbsp;Tuttavia, noi diciamo un\u2019altra cosa: il nuovo non \u00e8 nemmeno non-lineare o complesso: \u00e8&nbsp;<em>altro<\/em>. Pu\u00f2 essere riportato alla dimensione pi\u00f9 o meno complessa del rapporto causa-effetto solo a posteriori, perch\u00e9&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845939167?p=100\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">come&nbsp;<\/a><a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845939167?p=100\">spiega<\/a><a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845939167?p=100\">&nbsp;Emmanuel Carr\u00e8re, \u201cin storia non esistono leggi che possano spiegare le rivoluzioni come si spiega l\u2019ebollizione dell&#8217;acqua portata a una certa temperatura.\u201d<\/a>&nbsp;Se pure il nuovo esistesse da qualche parte, quel luogo ci \u00e8 inaccessibile. E qui ci riconciliamo con Bifo, fermamente convinto che&nbsp;<a href=\"https:\/\/francoberardi.substack.com\/p\/limprevisto-the-unpredictable\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cnella vita come nella storia l\u2019inevitabile in generale non si verifica, perch\u00e9 quello che accade \u00e8 l\u2019imprevedibile.\u201d<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\"> Voros 2017 <br>Joseph Voros, \u201cThe Futures Cone, Use and History\u201d, <em>The Voroscope<\/em>, https:\/\/thevoroscope.com\/2017\/02\/24\/the-futures-cone-use-and-history\/.\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\"> Horvath 2023 <br> Peter Horvath, \u201cA Futures Cone Workshop Template\u201d<em> Medium<\/em>, https:\/\/medium.com\/@petertamashorvath\/a-futures-cone-workshop-template-9f690bc760f9.\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\"> Castoriadis 1987 <br> Cornelius Castoriadis,<em> The Imaginary Institution of Society<\/em>. Boston: MIT Press.\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\"> Haraway 2016 <br> Donna Haraway, <em> Staying with the Trouble<\/em>. Durham: Duke Press.\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\"> Carr\u00e8re 2024 <br> Emmanuel Carr\u00e8re, <em>Ucronia<\/em>. Milano: Adelphi.\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\"> Berardi 2019 <br> Franco \u2018Bifo\u2019 Berardi,<em> Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility<\/em>. London: Verso.\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\"> Berardi 2024 <br> Franco \u2018Bifo\u2019 Berardi, \u201cThe Unpredictable\u201d. <em>Il Disertore<\/em>,  https:\/\/francoberardi.substack.com\/p\/limprevisto-the-unpredictable. London: Verso.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di coni e matasse Uno degli strumenti concettuali pi\u00f9 diffusi tra i futurologi, e perci\u00f2 anche tra i tardofuturisti, \u00e8 il&nbsp;Futures Cone&nbsp;di Joseph Voros del 2003. 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