{"id":11553,"date":"2023-05-18T10:58:00","date_gmt":"2023-05-18T08:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/parco.gallery\/?p=11553"},"modified":"2023-10-17T15:24:13","modified_gmt":"2023-10-17T15:24:13","slug":"la-grafica-al-di-la-dei-confini-1-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/la-grafica-al-di-la-dei-confini-1-2\/","title":{"rendered":"La grafica al di l\u00e0 dei confini"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1933: Un anno straordinario per la grafica italiana<\/h2>\n\n\n\n<p><span class=\"nota\"><sup><\/sup> Questo testo \u00e8 la traduzione italiana riveduta e aggiornata del saggio&nbsp;<em>Swiss Style Made in Italy: Graphic Design across the Border<\/em>, pubblicato in&nbsp;<em>Mapping Graphic Design History in Switzerland<\/em>, a cura di Robert Lzicar e Davide Fornari, Triest Verlag, Z\u00fcrich 2016.<\/span> Il 1933 fu l\u2019anno che influenz\u00f2 in modo pi\u00f9 sostanziale e durevole la grafica italiana: oltre alla gi\u00e0 citata nascita della rivista \u201cCampo Grafico\u201d <span class=\"nota\"><sup>1.<\/sup> Dradi 1973.<\/span>, Antonio Boggeri apr\u00ec la sua agenzia, Albe Steiner inizi\u00f2 la sua carriera, Alexander Schawinsky emigr\u00f2 in Italia e Paul Renner cur\u00f2 il padiglione tedesco alla Triennale di Milano.<\/p>\n\n\n    <div id=\"\" class=\"grid grid-cols-1 md:grid-cols-2 gap-2.5 my-2.5 px-2.5 \">\n                                                        <div>\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/03-min-web-1.jpg\" alt=\"\" style=\"display:block;width:100%;max-width:100%;height:auto;visibility:visible;\">\n            <\/div>\n                        <\/div>\n\n\n\n<p>Quello stesso anno Paul Renner fu costretto a dimettersi dal suo ruolo di direttore della Graphische Berufsschule di Monaco di Baviera, presso la quale nel 1926 aveva invitato Jan Tschichold come insegnante. Renner aveva organizzato il padiglione tedesco di Milano, che rappresentava la sezione berlinese del Werkbund, sotto il controllo degli emissari del governo nazista <span class=\"nota\"><sup>2.<\/sup> Burke 1988.<\/span>. L\u2019impatto di questo padiglione, che fu premiato con un diploma d\u2019onore, fu descritto da Edoardo Persico: \u201cAlla Triennale di Milano, soltanto la mostra tedesca, che si limita a saggi di grafica, e la mostra svedese [\u2026] sono al corrente del gusto europeo. Basterebbe notare come la composizione tipografica si vada orientando, in Germania, verso equilibri e ritmi che esistono indipendentemente dal contenuto dello scritto, per capire come questo espressionismo grafico si accordi al gusto pi\u00f9 vivo dell\u2019arte moderna. [\u2026] Nel 1936, noi, forse, non vedremo a Milano, n\u00e9 Paul Renner [\u2026] n\u00e9 nessuno dei suoi compagni che hanno fatto la rivoluzione dell\u2019architettura moderna\u201d <span class=\"nota\"><sup>3.<\/sup> Polano e Vetta 2003: 124.<\/span>. Non \u00e8 una coincidenza che quello stesso anno \u201cCasabella\u201d, la principale rivista di italiana di architettura fondata nel 1928, scelse una nuova testata, composta in Futura, con un layout fondato sulle doppie pagine anzich\u00e9 sulle singole <span class=\"nota\"><sup>4.<\/sup> Fioravanti, Passarelli e Sfligiotti 1997: 72-73.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1933 fu significativo per la Germania, e di riflesso per la Svizzera e l\u2019Italia, a causa di un\u2019ondata di arresti per&nbsp;<em>Kulturbolschewismus<\/em>. Mentre Paul Renner opt\u00f2 per una specie di \u201cmigrazione interna\u201d, rimanendo una presenza tacita ma critica in Germania, Jan Tschichold si trasfer\u00ec con la famiglia a Basilea in agosto, dopo essere stato arrestato in primavera e aver perso il suo lavoro come insegnante a Monaco. La sua vita a Basilea fu \u201cuna situazione di ambasce continue, fino alla concessione della cittadinanza elvetica nel 1942\u201d <span class=\"nota\"><sup>5.<\/sup> Polano e Vetta 2003: 92.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Alexander \u201cXanti\u201d Schawinsky (Basilea 1904 \u2013 Locarno 1979), nato da una famiglia di immigrati polacchi di origine ebraica, talentuoso studente del Bauhaus di Weimar e Dessau, era stato gi\u00e0 perseguitato per motivi politici nel 1931, quando la citt\u00e0 di Magdeburgo lo incaric\u00f2 di gestire la comunicazione visiva in diversi settori pubblici <span class=\"nota\"><sup>6.<\/sup> Holz 1981; Fagone e Nielsen 1981; Hahn 1986; Scim\u00e9 1997; Hollis 2006: 22; Gygax e Munder 2015.<\/span>. Nel 1933 decise di trasferirsi in Italia: il suo arrivo fu il primo esempio della diaspora della conoscenza sviluppata al Bauhaus. L\u2019uso del fotomontaggio da parte di L\u00e1szl\u00f3 Moholy-Nagy e la nuova tipografia sviluppata da Herbert Bayer e altri avevano risvegliato interesse tra i professionisti italiani. Schawinsky trov\u00f2 sostegno nell\u2019agenzia recentemente fondata da Antonio Boggeri <span class=\"nota\"><sup>7.<\/sup> \u201cL\u2019incontro con Xanti Schawinsky \u00e8 propiziato da un dirigente di Alfieri &amp; Lacroix, che aveva indicato all\u2019artista svizzero lo Studio Boggeri come l\u2019unico luogo in cui la sua formazione avrebbe trovato la possibilit\u00e0 di esprimersi\u201d (Fioravanti, Passarelli e Sfligiotti 1997: 77).<\/span>, e nei tre anni successivi lavor\u00f2 sia per lo studio sia come freelance per un gran numero di clienti industriali: Olivetti, Illy, Cinzano, San Pellegrino, Motta, Coty, Cappellificio Cervo, Tudor <span class=\"nota\"><sup>8.<\/sup> Shapira 1979.<\/span>.<\/p>\n\n\n    <div id=\"\" class=\"grid grid-cols-1 md:grid-cols-2 gap-2.5 my-2.5 px-2.5 \">\n                                                        <div>\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/04-min-web-1.jpg\" alt=\"\" style=\"display:block;width:100%;max-width:100%;height:auto;visibility:visible;\">\n            <\/div>\n                        <\/div>\n\n\n\n<p>Secondo i critici, la presenza di Schawinsky a Milano compens\u00f2 l\u2019assenza di scuole di grafica in Italia e attrasse allo studio Boggeri una generazione di giovani grafici italiani, come Muratore, Veronesi, Munari, Castagnedi, Grignani, Nizzoli, Carboni <span class=\"nota\"><sup>9.<\/sup> Barbieri 2023.<\/span>. Analogamente, Schawinsky aiut\u00f2 Boggeri a esplorare la scena svizzera: andarono insieme a Zurigo nel 1935 per incontrare Hans Finsler, un fotografo e insegnante della Kunstgewerbeschule <span class=\"nota\"><sup>10.<\/sup> Hollis 2006: 22.<\/span>. Schawinsky non si limitava a padroneggiare un gran numero di tecniche progettuali e di disegno, ma le introdusse nella cultura italiana del design: l\u2019uso di retini colorati e del fotomontaggio sono due delle influenze pi\u00f9 evidenti della breve ma intensa permanenza di Schawinsky in Italia <span class=\"nota\"><sup>11.<\/sup> Fioravanti, Passarelli e Sfligiotti 1997: 76-79.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Schawinsky incontr\u00f2 Marinetti e anche De Chirico, la cui influenza \u00e8 visibile nella svolta Surrealista del suo lavoro artistico verso gli anni quaranta. Il contesto dei suoi lavori per committenti pubblici, in particolare per il Partito Fascista, deve ancora essere chiarito: questi manifesti sembrano infatti contraddire il fatto che Schawinsky dovette lasciare l\u2019Europa a causa della situazione politica in Italia. Egli emigr\u00f2 a Londra nel 1935 per sposare Irene von Debschitz, e infine nel 1936 si trasfer\u00ec definitivamente negli Stati Uniti, dove fu invitato da Josef Albers a insegnare al Black Mountain College in North Carolina <span class=\"nota\"><sup>12.<\/sup> La Galleria d\u2019Arte Moderna di Bologna, in collaborazione con il Bauhaus-Archiv, dedic\u00f2 una mostra al lavoro di Schawinsky nel 1975 (Solmi 1975). Waibl incluse Schawinsky nel suo libro&nbsp;<em>Alle radici della comunicazione visiva italiana<\/em>&nbsp;(Waibl 1988: 80-81). Per ricostruire le tappe della partenza di Schawinsky dall\u2019Europa, ho fatto riferimento alla cronologia stabilita dal Xanti Schawinsky Estate.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre nel 1936, Max Bill cur\u00f2 il padiglione svizzero alla VI Triennale di Milano. La partecipazione raccolse l\u2019interesse della comunit\u00e0 di designer milanesi, prima di tutto per \u201cla professionalit\u00e0 e il livello di specializzazione del grafici svizzeri\u201d, ma anche perch\u00e9 la grafica in Svizzera era un mestiere ben definito, con scuole, ambiti di interesse e un\u2019identit\u00e0, diversamente dalla situazione in Italia <span class=\"nota\"><sup>13.<\/sup> Vinti 2013: 31-32.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Studio Boggeri: Max Huber e gli altri designer svizzeri<\/h2>\n\n\n\n<p>Durante quegli anni cruciali, Antonio Boggeri (Pavia 1900 \u2013 Santa Margherita Ligure 1989) si fece un nome come sostenitore dello stile moderno nella grafica, segnando una rottura con la tradizione cartellonistica e illustrativa legata alla cromolitografia <span class=\"nota\"><sup>14.<\/sup> Fossati e Sambonet 1974; Monguzzi 1981.<\/span>. Boggeri fu invitato a dirigere gli stabilimenti grafici Alfieri &amp; Lacroix a Milano, acquistati da Antonio Crespi, con il quale aveva fatto il servizio militare. In quest\u2019azienda Boggeri ebbe la possibilit\u00e0 di sperimentare con le tecniche fotografiche e di stampa, prima di fondare la propria agenzia, prendendo ispirazione dai principi esposti da Tschichold in&nbsp;<em>Die neue Typographie<\/em> <span class=\"nota\"><sup>15.<\/sup> H\u00f6ger 2007: 41.<\/span>. Lo Studio Boggeri offriva un\u2019impostazione innovativa al crescente numero di clienti industriali italiani: un gruppo di professionisti capaci di gestire la pubblicit\u00e0 dall\u2019ideazione alla produzione <span class=\"nota\"><sup>16.<\/sup> Boggeri e Monguzzi 2005.<\/span>. Oltre ai giovani designer attirati dalla presenza di Schawinsky, nell\u2019agenzia lavoravano altre figure connesse al Bauhaus. Antonio Boggeri \u201c[nel 1933] visitando alla V Triennale la sezione del Werkbund tedesco curata da Paul Renner, vede i lavori di alcuni studenti del Bauhaus, e decide cos\u00ec di invitare nel suo studio Imre Reiner (il primo in assoluto) e K\u00e4the Bernhardt\u201d <span class=\"nota\"><sup>17.<\/sup> Fioravanti, Passarelli e Sfligiotti 1997: 77.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Max Huber (Baar 1919 \u2013 Sagno 1992) aveva studiato alla Kunstgewerbeschule di Zurigo con Alfred Willimann, un membro del gruppo Abstraction-Cr\u00e9ation, ed era al corrente delle idee che circolavano al Bauhaus cos\u00ec come del lavoro di Tschichold. Huber rimase a Milano dal febbraio 1940 fino al 1941, quando fu costretto a rientrare in Svizzera per il servizio militare a causa dell\u2019entrata dell\u2019Italia nella Seconda guerra mondiale <span class=\"nota\"><sup>18.<\/sup> Ivi: 104-105; Polano e Vetta 2003: 140-151.<\/span>. Nel 1942 gli fu permesso di riprendere il suo posto di lavoro nell\u2019industria grafica Conzett &amp; Huber, per poi stabilire il proprio studio a Zurigo, che divenne presto un punto di incontro per l\u2019ampia comunit\u00e0 di espatriati italiani in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale <span class=\"nota\"><sup>19.<\/sup> Ivi: 146; Von Moos, Campana e Bosoni 2006: 82-102.<\/span>. Huber ritorn\u00f2 in Italia nel 1945, subito dopo la fine del conflitto, attraversando illegalmente a piedi la frontiera tra Vacallo e Como, e divenne poi una figura stabile nella vita culturale milanese e italiana. Nonostante la scarsa differenza di et\u00e0, il mentore di Max Huber fu Albe Steiner (Milano 1913 \u2013 Raffadali 1974) <span class=\"nota\"><sup>20.<\/sup> Steiner \u201cera sicuramente pi\u00f9 svizzero di Huber\u201d (Georgi e Minnetti 2011: 20). Vedi anche: Huber e Steiner 1977; Steiner 1978; Steiner 2006.<\/span>, una figura chiave della grafica e della cultura italiana. Steiner e la sua famiglia avevano sofferto la repressione del regime fascista, ed egli prese parte alla guerra tra le file dei partigiani. Fin dagli anni trenta si era interessato alle sperimentazioni del Bauhaus e al lavoro di El Lissitzky <span class=\"nota\"><sup>21.<\/sup> Steiner 1978; Steiner 2006.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Huber ammirava Steiner e condivideva l\u2019idea di El Lissitzky che i grafici dovessero essere protagonisti del contesto politico e culturale. Steiner era in contatto con Elio Vittorini, che lavorava alla casa editrice Einaudi e dirigeva la rivista \u201cIl Politecnico\u201d, la cui impostazione grafica fu curata da Steiner stesso. Dopo la sua partenza per il Messico, per partecipare alla campagna di alfabetizzazione insieme ad Hannes Meyer \u2013 architetto svizzero ed ex direttore del Bauhaus di Dessau \u2013 i lavori iniziati da Steiner vennero portati a termine da Huber. La collaborazione tra i due era cos\u00ec stretta che \u00e8 a volte stabilire chi sia l\u2019autore di alcuni lavori.<\/p>\n\n\n\n<p>Max Huber complet\u00f2 il progetto dell\u2019identit\u00e0 visiva per l\u2019VIII Triennale di Milano, iniziato da Steiner, e fu incaricato da Einaudi di rinnovare l\u2019immagine coordinata della casa editrice: \u201cnel 1946 Max Huber si trasferisce temporaneamente presso l\u2019ufficio milanese della casa editrice torinese, in viale Tunisia, dorme su una branda, lavora senza sosta alla realizzazione di copertine e impaginati\u201d <span class=\"nota\"><sup>22.<\/sup> Von Moos, Campana e Bosoni 2006: 89.<\/span>. In un momento di crisi della casa editrice, Huber prest\u00f2 del denaro a Giulio Einaudi per l\u2019acquisto della carta per la stampa del \u201cPolitecnico\u201d <span class=\"nota\"><sup>23.<\/sup> <em>Ibidem<\/em>.<\/span>. Huber divenne una figura chiave della cultura italiana e fu invitato a progettare l\u2019immagine della sezione Musica della Biennale di Venezia (1948-1949). Come nel caso di Schawinsky, l\u2019attivit\u00e0 di Huber e la sua influenza sulla grafica italiana non si limitano a Milano. Il manifesto per la \u201cExposition de la r\u00e9sistance italienne\u201d che si tenne a Parigi tra giugno e luglio del 1946, caratterizzato da un fondo rosso con una stella scavata, sovrapposto a un\u2019immagine in bianco e nero, \u00e8 un esempio tipico dello stile usato da Albe Steiner per molte delle copertine di Einaudi e per la rivista \u201cNote Fotografiche\u201d <span class=\"nota\"><sup>24.<\/sup> Hollis 2006: 132.<\/span>.<\/p>\n\n\n    <div id=\"\" class=\"grid grid-cols-1 md:grid-cols-2 gap-2.5 my-2.5 px-2.5 \">\n                                                        <div>\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/05-min-web-1.jpg\" alt=\"\" style=\"display:block;width:100%;max-width:100%;height:auto;visibility:visible;\">\n            <\/div>\n                        <\/div>\n\n\n\n<p>Dal 1950 al 1954 Huber lavor\u00f2 come art director dei grandi magazzini La Rinascente. Ne progett\u00f2 il logotipo, oltre a quello di un altro grande magazzino, Coin, e a quello dei supermercati Esselunga, l\u2019ultimo tuttora in uso <span class=\"nota\"><sup>25.<\/sup> Huber 1982.<\/span>. Max Huber \u201csi trova cos\u00ec a ricoprire un importante ruolo di mediatore tra i primi imprenditori culturali e il pubblico\u201d <span class=\"nota\"><sup>26.<\/sup> Fioravanti, Passarelli e Sfligiotti 1997: 104-105.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il numero di grafici svizzeri attivi in Italia crebbe di pari passo con il boom dell\u2019economia italiana del dopoguerra. Il libro di Bruno Monguzzi sullo Studio Boggeri offre una panoramica delle figure attive a Milano durante il lungo arco di attivit\u00e0 dell\u2019agenzia, dal 1933 al 1981 <span class=\"nota\"><sup>27.<\/sup> Monguzzi 1981: 13.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo gli studi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo tra il 1934 e il 1939, e l\u2019apprendistato nello studio di Paul Colin a Parigi, Carlo Vivarelli (Zurigo 1919-1986) lavor\u00f2 in Italia per un breve periodo, prima di tornare a Zurigo e aprire infine il suo studio <span class=\"nota\"><sup>28<\/sup> Ivi: 56, 58-59, 61; Waibl 1988: 118-119; Odermatt 1998: 158.<\/span>. Nel breve periodo in cui fu art director allo Studio Boggeri, realizz\u00f2 una serie di lavori per aziende come Tenax e Glaxo. Dopo il ritorno a Zurigo, ottenne numerosi incarichi di alto livello \u2013 come il logotipo per la Televisione Svizzera e quello per Electrolux \u2013 e continu\u00f2 a lavorare per clienti dello Studio Boggeri, come Glaxo. Nel 1958, con Richard Paul Lohse, Hans Neuburg e Josef M\u00fcller-Brockmann, fond\u00f2 la rivista \u201cNeue Grafik \/ New Graphic Design \/ Graphisme actuel\u201d e il ruolo di Vivarelli in connessione con la cultura italiana meriterebbe uno studio approfondito.<\/p>\n\n\n\n<p>Walter Ballmer (Liestal 1923 \u2013 Milano 2011), dopo gli studi alla Kunstgewerbeschule di Basilea (1940-1944) si trasfer\u00ec nel 1947 a Milano per lavorare allo Studio Boggeri, dove ebbe modo di raffinare le sue capacit\u00e0 tecniche e culturali <span class=\"nota\"><sup>29.<\/sup> Monguzzi 1981: 57, 60, 62-67, 70; Waibl 1988: 134-135; Odermatt 1998: 14.<\/span>. Nel 1956 Adriano Olivetti lo assunse con un contratto di esclusiva per l\u2019Ufficio Pubblicit\u00e0. Ballmer ridisegn\u00f2 il logotipo Olivetti (1970) nella cornice della politica culturale e aziendale definita da Vinti \u201cstile industriale\u201d: un\u2019immagine coordinata che era costruita all\u2019interno dell\u2019azienda e non commissionata a professionisti esterni <span class=\"nota\"><sup>30.<\/sup> Vinti 2007.<\/span>. Le radici svizzere di Ballmer si possono intuire nelle sue campagne pubblicitarie per Olivetti, costruite interamente con la tipografia, ma queste non sono che i primi esempi di una \u201cmaniera\u201d che si stava diffondendo, non necessariamente solo tramite i grafici svizzeri attivi in Italia <span class=\"nota\"><sup>31.<\/sup> Piazza 2012: 22.<\/span>. Nel 1971 Ballmer apr\u00ec il proprio studio a Milano, Unidesign: i clienti erano alcuni dei pi\u00f9 importanti marchi italiani, come Nava o Valentino Garavani, di cui progett\u00f2 i logotipi <span class=\"nota\"><sup>32.<\/sup> Ballmer 2003.<\/span>. Nel 1970 divenne membro dell\u2019AGI (Alliance Graphique Internationale), dopo essere stato segnalato al Compasso d\u2019Oro nel 1954 e aver vinto il premio per il miglior manifesto svizzero nel 1961.<\/p>\n\n\n    <div id=\"\" class=\"grid grid-cols-1 md:grid-cols-2 gap-2.5 my-2.5 px-2.5 \">\n                                                        <div>\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/06-min-web-1.jpg\" alt=\"\" style=\"display:block;width:100%;max-width:100%;height:auto;visibility:visible;\">\n            <\/div>\n                        <\/div>\n\n\n\n<p>Aldo Calabresi (Zurigo 1930 \u2013 Panarea 2004) studi\u00f2 alla Kunstgewerbeschule di Zurigo e nel 1953 si trasfer\u00ec a Milano per lavorare allo Studio Boggeri, diventando uno dei consulenti principali di Antonio Boggeri. La sua produzione durante i dieci anni che trascorse allo studio fu vasta <span class=\"nota\"><sup>33.<\/sup> Monguzzi 1981: 76, 78, 82-99, 101-109, 111, 114; Waibl 1988: 160-161.<\/span>, e si concluse solo quando Calabresi fond\u00f2 l\u2019agenzia CBC con Ezio Bonini \u2013 un ex socio di Max Huber e collega di Calabresi allo Studio Boggeri \u2013 e Umberto Cappelli. L\u2019agenzia fu attiva dal 1963 ai primi anni ottanta. Anche se gli archivi di CBC sono molto probabilmente andati perduti, l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019agenzia \u00e8 di grande aiuto per comprendere l\u2019evoluzione della grafica in Italia dopo il periodo dello \u201cstile industriale\u201d. Tra i clienti dell\u2019agenzia si contavano Alfa Romeo, Triumph, Ciba-Geigy and Hoffmann-La Roche. In CBC, Calabresi era l\u2019esperto di progettazione editoriale e rimase in attivit\u00e0 per quasi vent\u2019anni, fino a che l\u2019avvento della televisione commerciale in Italia port\u00f2 a un cambiamento significativo nelle richieste dei clienti <span class=\"nota\"><sup>34.<\/sup> Silvio Calabresi, conversazione con l\u2019autore, Milano, 26 novembre 2013.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo gli studi a Ginevra e a Londra, Bruno Monguzzi (Mendrisio 1941) venne a sapere dell\u2019esistenza dello Studio Boggeri sulle pagine del secondo numero della rivista \u201cNeue Grafik \/ New Graphic Design \/ Graphisme actuel\u201d <span class=\"nota\"><sup>35.<\/sup> Monguzzi e Ossanna Cavadini 2011: 1-2, 6-7; Waibl 1988: 190-191.<\/span>. Inizi\u00f2 a lavorare presso lo studio nel 1961. Fu il pi\u00f9 nomade tra i collaboratori, lavorando in Italia, Francia e Canada prima di aprire il suo studio nei primi anni settanta a Meride, in Svizzera. Nell\u2019insieme, il suo lavoro rappresenta l\u2019esempio pi\u00f9 emblematico e consapevole di mediazione tra i linguaggi grafici: scrivendo del lavoro di Aldo Calabresi, Monguzzi afferma che egli \u201csegnava una netta fusione delle due culture, quella svizzera, logica e&nbsp;costruttiva,&nbsp;e quella italiana, poetica e libertaria\u201d <span class=\"nota\"><sup>36.<\/sup> Monguzzi e Ossanna Cavadini 2011: 2.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre figure risultano aver lavorato allo Studio Boggeri e meriterebbero maggiore attenzione, sia per definirne i contributi individuali, sia per analizzarne le carriere dal punto di vista della loro esperienza a Milano. Max Schneider (Berna 1932) lavor\u00f2 da Boggeri nel periodo 1953-1955 <span class=\"nota\"><sup>37.<\/sup> Monguzzi 1981: 68; Richter 2007: 20.<\/span>. Warja Honegger-Lavater (Winterthur 1913 \u2013 Zurigo 2007), autrice del logo della Swiss Bank Corporation (ora UBS), progett\u00f2 un biglietto di auguri per lo Studio Boggeri nel 1954 <span class=\"nota\"><sup>38.<\/sup> Monguzzi 1981: 75.<\/span>. Ren\u00e9 Martinelli (Zurigo 1934) fu attivo nel periodo 1956-1958, e aveva lavorato in precedenza nello studio di Josef M\u00fcller-Brockmann <span class=\"nota\"><sup>39.<\/sup> Ivi: 78-81; M\u00fcller 2001: 32; Richter 2007: 21.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Hans-Ulrich \u201cHazy\u201d Osterwalder (Zurigo 1936), dopo gli studi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, lavor\u00f2 da Boggeri nel periodo 1964-1969, specializzandosi nell\u2019illustrazione scientifica con l\u2019aerografo. In seguito lavor\u00f2 come illustratore freelance, aprendo poi il suo studio ad Amburgo nel 2001 <span class=\"nota\"><sup>40.<\/sup> Monguzzi 1981: 112-113; Hazy Osterwalder, conversazione con l\u2019autore, Lugano, 21 maggio 2012.<\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p><div style=\"height: 20vh;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p><p style=\"font-size: 14px; line-height: 17px\">Ballmer 2003<br>Walter Ballmer,\u00a0<em>80,<\/em>\u00a0Lucini, Milano 2003.<br><br>Barbieri 2023<br>Chiara Barbieri,\u00a0<em>Italian Graphic Design: Culture and Practice in Milan, 1930s\u20131960s<\/em>, Manchester University Press, Manchester 2023.<br><br>Boggeri e Monguzzi 2005<br>Antonio Boggeri e Bruno Monguzzi, a cura di,<em>\u00a0Le spectacle dans la rue. 100 manifesti da 10 paesi. 1958-1968. Una selezione dalla storica mostra curata da Antonio Boggeri per Olivetti alla fine degli anni \u201860<\/em>, Galleria Gottardo-Gabriele Capelli, Lugano-Mendrisio 2005.<br><br>Burke 1998<br>Christopher Burke,\u00a0<em>Paul Renner. The Art of Typography<\/em>, Hyphen Press, London 1998.<br><br>Dradi 1973<br>Carlo Dradi,\u00a0<em>Millenovecentotrentatr\u00e9: Nasce a Milano la grafica moderna<\/em>, Ufficio stampa del Comune di Milano, Milano 1973.<br><br>Fagone e Nielsen 1981<br>Vittorio Fagone e Camilla Nielsen,\u00a0<em>Xanti Schawinsky. La fotografia: dal Bauhaus al Black Mountain<\/em>, Flaviana, Locarno 1981.<br><br>Fioravanti, Passarelli e Sfligiotti 1997<br>Giorgio Fioravanti, Leonardo Passarelli e Silvia Sfligiotti, a cura di,\u00a0<em>La grafica in Italia<\/em>, Leonardo Arte, Milano 1997.<br><br>Fornari 2016<br>Davide Fornari,\u00a0<em>Swiss Style Made in Italy: Graphic Design across the Border<\/em>, in RobertLzicar e Davide Fornari, a cura di,\u00a0<em>Mapping Graphic Design History in Switzerland<\/em>, Triest Verlag, Z\u00fcrich 2016, pp. 152-180.<br><br>Fossati e Sambonet 1974<br>Paolo Fossati e Roberto Sambonet, a cura di,\u00a0<em>Lo Studio Boggeri 1933-1973. Comunicazione visuale e grafica applicata<\/em>, Amilcare Pizzi, Cinisello Balsamo 1974.<br><br>Fr\u00fch e Neuenschwander 2013<br>Roland Fr\u00fch e Corina Neuenschwander<em>, 1946, 1947, 1948: The Missing Years of the Most Beautiful Swiss Books<\/em>, Niggli, Sulgen 2013.<br><br>Georgi e Minnetti 2011<br>William Georgi e Tommaso Minnetti, a cura di,\u00a0<em>Italian Design is Coming Home. To Switzerland<\/em>, Polyedra-Actar, Oftringen-Barcelona 2011.<br><br>Gygax e Munder 2015<br>Raphael Gygax e Heike Munder, a cura di,\u00a0<em>Xanti Schawinsky<\/em>, JRP Ringier, Z\u00fcrich 2015.<br><br>Hahn 1986<br>Peter Hahn, a cura di,\u00a0<em>Xanti Schawinsky. Malerei, B\u00fchne, Grafikdesign, Fotografie<\/em>, Bauhaus-Archiv, Berlino 1986.<br><br>H\u00f6ger 2007<br>Hans H\u00f6ger,\u00a0<em>Unity in Diversity: Social and Cultural Development in Milan 1945\u20131970<\/em>, in Bettina Richter, a cura di,\u00a0<em>Z\u00fcrich\u2013Milano<\/em>, Lars M\u00fcller Publishers, Baden 2007, pp. 38-43.<br><br>Hollis 2006<br>Richard Hollis,\u00a0<em>Swiss Graphic Design. The Origins and Growth of an International Style. 1920\u20131965<\/em>, Laurence King Publishers, London 2006.<br><br>Holz 1981<br>Hans Heinz Holz,\u00a0<em>Xanti Schawinsky. Bewegung im Raum. Bewegung des Raums<\/em>, ABC Verlag, Z\u00fcrich 1981.<br><br>Huber 1982<br>Max Huber, a cura di,\u00a0<em>Max Huber. Progetti grafici 1936-1981<\/em>, Electa, Milano 1982.<br><br>Huber e Steiner 1977<br>Max Huber e Lica Steiner, a cura di,<em>\u00a0Albe Steiner. Comunicazione visiva<\/em>, Alinari, Firenze 1977.<br><br>Monguzzi 1981<br>Bruno Monguzzi, a cura di,\u00a0<em>Lo studio Boggeri, 1933-1981<\/em>, Electa, Milano 1981.<br><br>Monguzzi e Ossanna Cavadini 2011<br>Bruno Monguzzi e Nicoletta Ossanna Cavadini, a cura di,\u00a0<em>Bruno Monguzzi. Cinquant\u2019anni di carta 1961\u20132011 \/ Bruno Monguzzi. Fifty Years of Paper 1961\u20132011<\/em>, Skira, Milano 2011.<br><br>M\u00fcller 2001<br>Lars M\u00fcller,\u00a0<em>Josef M\u00fcller-Brockmann. Pioneer of Swiss Graphic Design<\/em>, Lars M\u00fcller Publishers, Baden 2001.<br><br>Odermatt 1998<br>Siegfried Odermatt, a cura di,\u00a0<em>100+3 Swiss Posters<\/em>, Waser Verlag, Z\u00fcrich 1998.<br><br>Piazza 2012<br>Mario Piazza, a cura di,\u00a0<em>La grafica del Made in Italy. Comunicazione e aziende del design 1950-1980 \/ Made in Italy Graphic Design. Communication and Companies Design Oriented 1950-1980<\/em>, AIAP, Milano 2012.<br><br>Polano e Vetta 2003<br>Sergio Polano e Pierpaolo Vetta,\u00a0<em>Abecedario. La grafica del Novecento<\/em>, Electa, Milano 2003.<br><br>Richter 2007<br>Bettina Richter, a cura di,\u00a0<em>Z\u00fcrich-Milano<\/em>, Lars M\u00fcller Publishers, Baden 2007.<br><br>Scim\u00e9 1997<br>Giuliana Scim\u00e9, a cura di,\u00a0<em>Xanti Schawinsky. Spectodrama<\/em>, Carla Sozzani, Milano 1997.<br><br>Shapira 1979<br>Nathan H. Shapira, a cura di,\u00a0<em>Design Process. Olivetti 1908-1978<\/em>, Olivetti, Ivrea 1979.<br><br>Solmi 1975<br>Franco Solmi, a cura di,\u00a0<em>Xanti Schawinsky<\/em>, Galleria d\u2019Arte Moderna, Bologna 1975.<br><br>Steiner 1978<br>Albe Steiner,\u00a0<em>Il mestiere di grafico<\/em>, Einaudi, Torino 1978.<br><br>Steiner 2006<br>Anna Steiner,\u00a0<em>Albe Steiner<\/em>, Corraini, Mantova 2006.<br><br>Vinti 2007<br>Carlo Vinti,\u00a0<em>Gli anni dello stile industriale, 1948-1965. Immagine e politica culturale nella grande impresa italiana<\/em>, Marsilio, Venezia 2007.<br><br>Vinti 2013<br>Carlo Vinti,\u00a0<em>La \u201cterza via\u201d di Lora Lamm all\u2019immagine di impresa<\/em>, in Lora Lamm, Nicoletta Ossanna Cavadini, a cura di,\u00a0<em>Lora Lamm. Graphic Design in Milan 1953-1963<\/em>, Silvana, Cinisello Balsamo 2013, pp. 28-39.<br><br>Von Moos, Campana e Bosoni 2006<br>Stanislaus Von Moos, Mara Campana e Giampiero Bosoni, a cura di,\u00a0<em>Max Huber<\/em>, Phaidon, London 2006.<br><br>Waibl 1988<br>Heinz Waibl,\u00a0<em>Alle radici della comunicazione visiva italiana \/The Roots of Italian Visual Communication<\/em>, Centro di Cultura Grafica, Como 1988.<\/p><\/p>\n\n\n\n<p><div style=\"height: 20vh;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Davide Fornari \u00e8 professore ordinario presso ECAL\/Ecole cantonale d\u2019art de Lausanne (HES-SO) dove dirige il dipartimento Ricerca e sviluppo dal 2016. Insegna alla SUPSI di Mendrisio e alla Design Academy di Eindhoven. \u00c8 membro della Commissione federale del design dell\u2019Ufficio federale della cultura svizzero.<br>Fra le sue pubblicazioni: <em>Mapping Graphic Design History in Switzerland<\/em> (Triest verlag, Zurigo 2016), <em>Carlo Scarpa. Casa Zentner a Zurigo: una villa italiana in Svizzera<\/em> (Electa, Milano 2020), Swiss Graphic Design Histories (Scheidegger &amp; Spiess, Zurigo 2021), <em>Identit\u00e0 Olivetti. Spazi e linguaggi 1933\u20131983<\/em> (Triest verlag, Zurigo 2022).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1933: Un anno straordinario per la grafica italiana Il 1933 fu l\u2019anno che influenz\u00f2 in modo pi\u00f9 sostanziale e durevole la grafica italiana: oltre alla gi\u00e0 citata nascita della rivista \u201cCampo Grafico\u201d , Antonio Boggeri apr\u00ec la sua agenzia, Albe Steiner inizi\u00f2 la sua carriera, Alexander Schawinsky emigr\u00f2 in Italia e Paul Renner cur\u00f2 il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":12062,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[],"tags":[1383,1382],"class_list":["post-11553","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","tag-italia","tag-svizzera","blog-theme-swiss-style-made-in-italy-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11553","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11553"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11553\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13225,"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11553\/revisions\/13225"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12062"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11553"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11553"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/frakas.import.quivi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11553"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}