La ristampa del numero 34 della rivista critica di graphic design: una riflessione sul criterio della “bellezza” applicato alla tipografia e sulle sfide del premio “Most Beautiful Swiss Books”.
Fu durante il secolo dell’Illuminismo che l’estetica divenne autonoma, che il Bello si separò dal Bene e dall’Utile, come una forma di libero accesso al significato, alla verità. E ci si potrebbe chiedere se, a partire dalla Rivoluzione Industriale, il design — dal dessin al dessein — non abbia in qualche modo raccolto il testimone delle tecniche applicate dell’ancien régime dell’arte del fare, del produrre e della bellezza. Che ne è stato del termine “bello” applicato alla tipografia, intesa come arte di dare forma ai libri, dal 1943 e dall’istituzione del premio “Most Beautiful Swiss Books” sotto l’influenza del celebre Jan Tschichold?
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